Investire nell’ASEAN

Investire nell’ASEAN

Investire nell’ASEAN

 

In questo post, il primo di dieci del blog sul tema “Investire nell’ASEAN”, guarderemo alla regione nel suo complesso: nei post successivi, daremo un’occhiata più ravvicinata a Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Filippine, Singapore, Vietnam, Myanmar e – ultimo ma assolutamente non in ordine di importanza – Thailandia.

 

AD ASIA Consulting è presente in Thailandia ormai da 15 anni, all’inizio come produttore e fornitore di servizi, per poi espandersi gradualmente come AD ASIA Consulting – una società affiliata ad AD ASIA Group, con sede a Hong Kong – fornendo ai clienti soluzioni chiavi in mano, dalla A alla Z, dal 2011.

 

ASEAN

 

L’ASEAN – l’Associazione dei Paesi del Sud-est asiatico – è stata fondata l’8 agosto 1967 a Bangkok, con la firma della Dichiarazione ASEAN dai “Padri fondatori dell’ASEAN”: Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia. Il Brunei si è aggiunto nel 1984, il Vietnam nel 1995, il Laos e il Myanmar nel 1997, e la Cambogia nel 1999.

 

La Comunità economica ASEAN

 

Nel 2003, i leader di questi 10 Stati membri si sono accordati per istituire entro il 2020 una Comunità ASEAN, sostenuta da tre pilastri:

 

     La comunità ASEAN per la politica e la sicurezza

     La comunità socio-culturale ASEAN

     La comunità economica ASEAN

 

Successivamente, la fondazione dell’AEC è stata rinviata al 2015.

 

La Comunità economica ASEAN – o AEC – è un’iniziativa per trasformare la regione in un’area dove merci, servizi, investimenti e manodopera qualificata possano muoversi liberamente, così come il capitale anche se in misura leggermente minore. Con l’avvicinarsi del 2015, gli investitori si stanno chiedendo se l’AEC davvero varrà il gran parlare che se ne fa – e in tal caso, quando. Secondo un rapporto di Eastspring Investments del 2013, intitolato “ASEAN: Una forza con cui fare i conti”, “se esiste una regione che è sopravvissuta al pessimismo delle incertezze globali, questa è l’ASEAN. In sostanza, l’ASEAN rimane la regione favorevole per gli investimenti, con promesse di alti ritorni e abbondanti opportunità”.

 

 

 

 

Il rapporto cita un recente documento dell’Economist Corporate Network (ECN) intitolato “Cavalcando l’elefante ASEAN: come il business sta rispondendo a un animale inusuale”.

 

Il rapporto dell’ECN riassume i risultati di un sondaggio tra gli alti dirigenti di 147 multinazionali che operano nell’ASEAN, riguardo le strategie delle loro aziende nella regione, nel quale il 95% degli interpellati ha detto di credere che l’ASEAN raggiungerà la sua visione di creare una comunità economica con libertà di movimento per merci, servizi e manodopera, e la maggioranza dei quali tiene conto dell’integrazione dell’ASEAN nelle loro strategie di pianificazione.

 

Che dire di Cina, India e Brasile?

 

Le storie che stanno emergendo da altre parti del mondo cominciano a rendere l’ASEAN ancora più allettante. Secondo un rapporto di Spire Research and Consulting intitolato “La comunità economica dell’ASEAN 2015”, i crescenti costi del business in Cina hanno colpito molte aziende, dato che “i costi della manodopera nel settore manifatturiero urbano sono cresciuti di circa il 17% all’anno tra il 2003 e il 2010, misurando 4.579 dollari annui per lavoratore nel 2010, in confronto ai 1.534 dollari del 2003. Le aziende taiwanesi, come l’azienda elettronica ITEQ e la costruttrice di biciclette Giant Manufacturing, che in precedenza erano state attirate dai bassi costi della Cina, da allora hanno spostato la loro produzione riportandola in patria”.

 

Le questioni geopolitiche e intellettuali hanno spinto gli investitori a riconsiderare la Cina. “La seconda maggiore preoccupazione dopo i crescenti costi”, dice Spire, “è la competizione di soggetti locali mentre lo stato favorisce le aziende nazionali con vantaggi come un più facile accesso al credito governativo, un trattamento preferenziale nel rilascio di licenze, approvazioni e benefici fiscali, e costi dei terreni più bassi”.

 

Nel frattempo, l’India non è ancora considerata dagli investitori una location di prima categoria, nonostante la sua popolazione di 1,2 miliardi di persone e i relativamente bassi costi del business, in gran parte a causa delle infrastrutture inadeguate e delle preoccupazioni politiche, ma anche a causa della mancanza di sistemi dei trasporti e di forniture di energia elettrica di livello adeguato. Oltre a questi problemi, molti progetti di infrastrutture sono incorsi in ritardi a causa di normative eccessive e difficoltà nell’acquisizione di terreni, mentre la corruzione e l’incertezza politica hanno ulteriormente intaccato la fiducia degli investitori.

 

In Brasile, i problemi relativi alle infrastrutture persistono, ma una preoccupazione ancora maggiore è l’alta dipendenza del Paese dalle esportazioni di commodity. “Sebbene l’abbondante accesso del Paese alle risorse naturali sia stato una fonte di vantaggio competitivo”, dice Spire, “il passaggio che si richiede verso una produzione a valore aggiunto richiederà una significativa volontà politica e un miglioramento delle politiche”.

 

Mentre nell’ultimo decennio molti investitori si sono concentrati su Cina, India e Brasile, grazie alle loro immense popolazioni e ai bassi costi di produzione, si intravede ora una maggiore attenzione al Sud-est asiatico.

 

“Ricevendo un ammontare di investimenti stranieri diretti pro capite sette volte più grande dell’India nel 2012, e in quantità quasi uguale a quella della Cina, la regione dell’ASEAN sta silenziosamente imponendosi nel panorama economico mondiale”, scrive il rapporto dell’Economist.

 

“Le ‘Tigri asiatiche’ stanno di nuovo richiedendo di essere considerate”, ha scritto PwC Thailand in un esauriente rapporto intitolato “Sud-est asiatico – Opportunità di investimento, tasse e altri incentivi, “ma le Tigri asiatiche che al momento stanno ruggendo non sono le stesse degli anni Novanta, quando quel nome fu inventato. Molti dei cuccioli di tigre degli anni Novanta sono ora pienamente cresciuti, e nuovi cuccioli stanno ruggendo”.

 

 

Ritorno all’ASEAN

 

“L’ASEAN ha una grandezza economica aggregata di 2,300 miliardi di dollari, una popolazione complessiva di 616 milioni di persone, un tasso di crescita medio del Pil del 5,4% nel 2012, e un Pil pro capite stimato di 3.745 dollari. Questi sono solidi fattori di attrazione per gli operatori di mercato globali”, scrive PwC.

 

“Proprio quando le prospettive di crescita di altri Paesi sono diventate meno rosee”, il rapporto continua, “quella dell’ASEAN sembra essere in crescita. Molti Paesi dell’ASEAN stanno producendo tassi di crescita sani, se non robusti, basati su fondamentali solidi e con buone prospettive nel medio-termine. Assieme all’introduzione dell’AEC, ciò potrebbe fare dei Paesi ASEAN delle invitanti alternative di location per gli investimenti stranieri diretti”.

 

Secondo PwC, il Sud-est asiatico è il punto luminoso in un’economia globale altrimenti piena di ombre: mentre gli Usa continuano a uscire zoppicanti dalla recessione, e l’Unione europea continua a deteriorarsi, il Sud-est asiatico è una stella in ascesa che merita attenzione.

 

Con le sue economie ricche di sfaccettature, le abbondanti popolazioni e un’alta diversità culturale, il potenziale della regione è difficile da ignorare. Situate in posizione strategica nel centro della regione Asia-Pacifico, le economie di questi Paesi sono trainate dalla crescita di Cina e India, ma sempre più sono trainate dalle dinamiche e fenomenali esigenze della popolazione stessa della regione, e i tassi di crescita degli ultimi anni sono fonte di invidia in Occidente.

 

 

“Il doppio vantaggio”

 

 

I 616 milioni di abitanti del Sud-est asiatico rappresentano quasi il 9% della popolazione mondiale – un numero più basso di Cina e India, ma che mette in ombra gli Stati Uniti e l’Europa. Tuttavia, la popolazione è solo una parte del quadro complessivo. Gli invitanti costi della manodopera sono forse l’attrazione più ovvia, ma mentre la regione continua a emergere, si intravede un altro fattore significativo.

 

Scrive PwC: “Mentre molti dei Paesi del Sud-est asiatico sono stati a lungo visti come centri di produzione a basso costo, un importante passaggio è in corso da alcuni anni. E’ il passaggio da economie guidate dalle esportazioni di commodity e prodotti assemblati a economie di consumi, e sta diventando più rapido. Molti Paesi del Sud-est asiatico hanno raggiunto ottimi risultati nella riduzione della povertà, permettendo a più persone di consumare beni e servizi che vanno oltre i bisogni fondamentali. Alla base della crescita della domanda di consumo di beni e servizi ci sono una significativa mobilità verso l’alto della popolazione, e una classe media emergente che sta aumentando di numero e ricchezza”.

 

Eastspring dice che questa crescente ricchezza economica, assiema all’enorme popolazione, crea una convincente dinamica di spese dei consumatori – e l’EAC è d’accordo: “Enormi fasce della popolazione dell’ASEAN sono sulla soglia dello status di classe media, che definiamo come un reddito familiare di almeno 5.000 dollari. Già ora, i consumatori non comprano più solo articoli necessari come il cibo, ma iniziano ad acquistare prodotti discrezionali come gli smartphone. Prevediamo che il numero di famiglie della classe media nell’ASEAN aumenterà dai 40 milioni del 2010 a 85 milioni entro la fine del 2017”.

 

 

L’attrattiva principale

 

Nonostante la crescita del consumismo, l’attrattiva principale dei Paesi ASEAN è storicamente stata, e continua a essere, il basso costo della manodopera.

 

Ma PwC dice che i salari sono solo uno dei fattori nel costo totale della forza lavoro: “I Paesi del Sud-est asiatico sono anche straordinari per i loro bassi livelli di contributi sociali, il che fa crescere considerevolmente la loro competitività in termini di costi. Per esempio, in Thailandia il più alto importo di contributi sociali pagato dal datore di lavoro ammonta a circa 15 dollari al mese”.

 

L’ASEAN presenta inoltre bassi tassi di disoccupazione, in particolare al confronto con la Ue e gli Usa – ma conserva il vantaggio di una forza lavoro ampia e in crescita, alti tassi di natalità, e una popolazione relativamente giovane, il che assicura che un’ampia quantità di nuovi lavoratori entri a far parte della forza lavoro ogni anno.

 

 

 

 

La regione ha inoltre raggiunto crescite stabili nei tassi di alfabetizzazione degli adulti negli ultimi tre decenni, e i governi di ogni Paese si sono impegnati ad aumentare la spesa per l’istruzione, coscienti che una forza lavoro istruita è una delle chiavi per raggiungere la crescità economica e la stabilità.

 

 

Aperti al business

 

“Il Sud-est asiatico sta facendo capire di essere aperto al business”, dice il rapporto PwC, “puntando non solo a diventare una base di produzione a basso costo, ma anche a diventare un produttore di beni più sofisticati e quindi a salire di grado nella catena del valore aggiunto. Se Singapore l’ha già fatto, la Thailandia, la Malesia e l’Indonesia stanno cercando di diventare economie più basate sulla conoscenza, incoraggiando investimenti basati su innovazione, ricerca e sviluppo, competenze tecniche e know-how”.

 

Il rapporto menziona una delle più famose citazioni del filosofo, saggista, poeta e romanziere George Santayana: “Quelli che dimenticano la storia sono destinati a ripeterla”, aggiungendo che “probabilmente uno degli aspetti più straordinari dei Paesi dell’ASEAN è che hanno imparato dal passato. Dopo aver vissuto la crisi finanziaria asiatica del 1997/98, i Paesi dell’ASEAN (a eccezione del Vietnam) hanno evitato la crisi finanziaria che è iniziata negli Usa diffondendosi e intensificandosi nell’Unione Europea. Di fatto, gli istituti finanziari nel Sud-est asiatico, in generale, sono considerati oggi tra i più forti nel settore finanziario globale”.

 

Tra le riforme che rendono la regione particolarmente invitante per gli investitori figurano “l’aver reso più facile fondare un’azienda semplificando i procedimenti burocratici per la domanda; l’aver ridotto gli oneri burocratici e l’aver stabilito centri servizi multifunzione; l’aver snellito e accelerato le procedure per le licenze commerciali e le registrazioni di società”.

 

Sì, l’ASEAN è “la prossima frontiera del business globale” – ma può anche intimidire con la sua diversità culturale e geografica, la sua varietà di topografia, lingue, governi, storie e tradizioni. Ecco perché è importante parlare con consulenti d’affari esperti basati qui in Asia.

Categories: ASEAN, Investimento

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