Investire nell’ASEAN: il Myanmar

Investire nell’ASEAN: il Myanmar

“In seguito alle recenti misure di democratizzazione, tra cui il rilascio di centinaia di prigionieri politici, accordi di cessate il fuoco con i gruppi ribelli etnici, e l’incorporazione della paladina dei diritti umani Aung San Suu Kyi nel processo politico, è evidente come il Myanmar sia determinato a diventare pienamente integrato nella comunità internazionale”, dice Leonard Capital, che gestisce fondi di investimento in mercati di frontiera trascurati.

“Dopo essere stati isolati per quasi tre decenni”, continuano, “il Myanmar sta emergendo come un target di mercato dall’alta crescita potenziale per gli investimenti azionari privati, grazie alla sua abbondanza di risorse naturali, tra cui petrolio e gas, le invitanti destinazioni turistiche e una forza lavoro giovane e ben istruita, desiderosa di lavorare a salari competitivi a livello regionale. Questi attributi, assieme alla sua posizione strategica confinante con Cina, India, Thailandia e Laos, conferiscono al Myanmar il potenziale per emergere come una delle economie più dinamiche del 21esimo secolo”.

Tra le ragioni per investire in Myanmar menzionate da Leopard figurano:

 

  • Un governo determinato nel riformare l’economia
  • La sospensione delle sanzioni economiche
  • Un accresciuto sostegno internazionale
  • Risorse naturali
  • Una crescente integrazione commerciale
  • Connettività dei trasporti in miglioramento
  • Un mercato dei consumi interni crescente e non ancora penetrato a dovere
  • La futura promozione del mercato azionario

Il Myanmar non è più una “frontiera trascurata”. Il Paese è considerato maturo per un’espansione del budiness, dato che si stima che solo il 30 per cento della popolazione goda dell’accesso alla corrente elettrica, per esempio – e il Fmi prevede una crescita dell’8,5 per cento nel Paese quest’anno, uno dei tassi di crescita più veloci al mondo.

Background

La Birmania, come il Myanmar era chiamato, è stata una colonia britannica fino all’ottenimento dell’indipendenza nel 1948. I seguenti cinque decenni hanno visto diverse giunte militari e dittature al potere.

L’attuale governo della “Repubblica dell’Unione del Myanmar” è ufficialmente un governo parlamentare civile entrato in carica nel marzo 2011. Il 30 marzo 2011, il Consiglio statale per la pace e lo sviluppo (Spdc) ha formalmente trasferito il potere a un nuovo governo dell’Unione guidato dal presidente Thein Sein, un ex generale e primo ministro per lo Spdc. Da allora, il nuovo regime ha introdotto una serie di cambiamenti e riforme di grande entità, che assieme alle elezioni suppletive dell’aprile 2012 hanno portato a una diffusa lode della comunità internazionale e ad azioni immediate per alleggerire le sanzioni conro il Paese per sostenere la sua transizione verso la democrazia e lo sviluppo economico.

 

“Il Myanmar è uno dei Paesi meno sviluppati al mondo, con un alto livello di povertà”- spiega PwC Thailand nel suo rapporto South East Asia – Investment Opportunities, Tax & Other Incentives. “Ha sofferto decenni di stagnazione, cattiva gestione e isolamento. Le infrastrutture nelle principali aree urbane sono rudimentali per usare un eufemismo, e quasi inesistenti nella maggior parte delle aree rurali. La qualità del sistema educativo si è deteriorata nel corso degli anni, il che ha portato a una grave mancanza di lavoratori qualificati, per non parlare di persone qualificate che possano gestire l’economia. Il settore finanziario è primitivo, con un sistema bancario antiquato. Il Paese soffre di una politica del tasso di cambio che non è né uniforme né unificata. Diversi tassi di cambio esistono sul mercato, centinaia di volte più alti del tasso di cambio ufficiale. Questo ha causato non solo distorsioni nel mercato e nei prezzi, ma ha anche colpito negativamente le importazioni e le esportazioni”.

Il Myanmar manca inoltre di molte delle principali leggi e norme commerciali e sulle imprese richieste per un ambiente di business funzionante, aggiunge il rapporto. Al di fuori del settore agricolo, molta della attività economica è concentrata nelle mani di imprese statali o controllate da ex membri del regime. Il “capitalismo tra compari” è dilagante.

 

Opportunità e incentivi

Il Myanmar è ancora essenzialmente una società agricola, con l’agricoltura che rappresenta una percentuale enorme dell’economia in confronto ad altri Paesi dell’ASEAN. Il Myanmar è ricco di risorse naturali come terreni coltivabili, legname, minerali e gas naturale, oltre a risorse idriche e marine, gemme e giada, ed è recentemente emerso come un esportatore di gas naturale, con esportazioni ai Paesi vicini che forniscono un importante flusso di introiti e rappresentano la gran parte della crescita recente.

I settori più produttivi dell’economia sono al momento quelli dell’industria estrattiva, in particolare petrolio e gas, le miniere e il legname. Altre aree come il settore manifatturiero e quello turistico, che rappresentano una piccola parte dell’attività economica, sono principalmente rappresentate da aziende statali. Contrariamente alla maggior parte degli altri Paesi ASEAN, non c’è una vera classe media e non c’è una vera economia di consumi che non vada oltre a prodotti di base come l’abbigliamento, gli alimentari e le abitazioni.

“L’entusiasmo della comunità d’affari globale per mettere piede nel Myanmar che si apre è comprensibile”, dice PwC. “Tuttavia, cautela e prudenza sono le parole d’ordine quando si tratta di valutare le opportunità nel Myanmar. Molto dipende dalla sostenibilità delle riforme politiche ed economiche, e dall’impegno del governo a continuare le riforme che ha iniziato”.

“Il governo che è entrato in carica nel marzo 2011 ha un’opportunità di rilanciare l’economia dopo oltre 50 anni di stagnazione”, aggiungono. “In un inizio promettente, le autorità hanno preso dei provvedimenti per unificare u tassi di cambio multipli e stanno preparando altre riforme, tra cui un Piano nazionale di sviluppo”.

Il governo sta inoltre preparando una nuova Legge sugli Investimenti stranieri, che ci si aspetta offrirà incentivi fiscali agli investitori, consentendo loro di affittare terreni privati e far tornare in patria i ricavi degli investimenti utilizzando i tassi di cambio in vigore. Zone economiche speciali come quella di Dawei nel sud del Paese, Thilawa vicino a Yangon e Kyaukphyu sulla costa occidentale sono in via di costruzione per attrarre investimenti. Nel frattempo, il rendere meno rigidi i controlli sui tassi di cambio dovrebbe far aumentare le importazioni e contribuire a un’allargamento del deficit delle partite correnti.

Tutto ciò non è sfuggito agli investitori coreani. Un articolo del Korea Times del mese scorso diceva che la Cina era una volta il luogo prediletto in Asia per gli investimenti coreani, con decine di migliaia di produttori coreani, grandi e piccoli, che si sono affrettati a costruire fabbriche dopo che i due Paesi hanno istituito relazioni diplomatiche nel 1992, ansiosi di avvantaggiarsi dei bassi costi della manodopera e dell’ampia gamma di benefit concessi alle aziende straniere dal governo cinese.

“Tuttavia”, ha aggiunto il giornale, “un numero crescente di queste aziende ha lasciato la seconda economia più grande al mondo dato che è diventato meno remunerativo produrre in Cina, a causa dell’aumento dei costi del lavoro, di tasse più alte, e di crescenti normative statali e altre condizioni per il business sfavorevoli”.

“Grazie alla sua popolazione giovane e alla sua abbondanza di risorse naturali, il Myanmar sta rapidamente diventando un nuovo centro di produzione in Asia”, ha detto il Song Song-i, ricercatore dell’Associazione coreana per il commercio internazionale. “Molte aziende europee, giapponesi, cinesi e indiane sono già presenti – e i produttori nazionali dovrebbero muoversi in fretta nel costruire fabbriche nel Myanmar prima che sia troppo tardi”.

 

Il settore turistico

Chi ha esperienza nel settore alberghiero potrebbe essere interessato a essere tra i pionieri nel costruire più sistemazioni per i turisti. Nel 2010, 791.505 stranieri hanno visitato il Myanmar. Nel 2012, quella cifra ha raggiunto la quota record di un milione, in confronto ai circa 20 milioni della Thailandia. Ma ci sono solo 27 mila camere d’albergo in tutto il Myanmar, confrontate alle 42 mila della sola Bangkok. Nel 2013, il numero degli arrivi stranieri ha superato i 2 milioni, se si contano sia gli arrivi via aereo sia quelli via terra.

 

“Viaggiare qui vuol dire incontrare uomini che vestono longyi simili a gonne, donne col volto coperto da trucchi tradizionali, e nonnine che masticano foglie di betel con le bocche piene di succo rosso sangue – e questo già nell’aeroporto!”, dice la Lonely Planet. “Uno degli aspetti più affascinanti del viaggiare nel Myanmar è l’opportunità di scoprire un angolo d’Asia che, in diversi modi, è cambiato poco dai tempi della colonizzazione britannica. E’ inoltre un Paese che offre molti luoghi incredibili e a volte surreali. Potete ammirare i 4 mila stupa sacri sparsi nella pianura di Bagan. Fissare increduli la Roccia d’oro in bilico sull’orlo di un burrone. Viaggiare su un carro trainato da cavalli ammirando mansioni dell’epoca coloniale. Incontrare monaci dai diversi talenti, che hanno insegnato ai loro gatti a saltare, o vivaci anziane Chin, dai volti tatuati con disegni intricati”.

 

Mentre il numero dei luoghi del mondo davvero affascinanti è in rapida diminuzione, potrebbe essere il momento di considerare un investimento in un Paese che ha tutti gli ingredienti necessari per diventare un importante protagonista del turismo regionale – e una chiara scarsità di sistemazioni.

 

“Ci troviamo ad avere a che fare con tariffe alberghiere che si sono impennate in ogni destinazione turistica, ma i servizi offerti non valgono quelle tariffe. Gli hotel sono davvero attaccati al soldo. Ti fanno pagare 150 dollari a notte per una camera che ne vale solo 40”, dice il portavoce di un’agenzia di viaggio che ha chiesto di rimanere anonimo. E il Myanmar Times ha scritto che “l’associazione di guide di viaggio di Nyaung Shwe ha costruito una sua guesthouse per le guide in visita, perché non ci sono camere disponibili”.

 

A Nyaung Shwe, crocevia dei turisti e punto di partenza per il lago Inle e il Parco lacustre del lago Inle, il vice presidente della Taunggyi Hotel Zone, U Win Oo Tan, ha detto: “Abbiamo un bisogno immediato di una vera gestione, non solo per fronteggiare la carenza di camere alberghiere, ma anche per le tariffe per gli spostamenti tra l’aeroporto di Heho e Nyaung Shwe.

 

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Categories: ASEAN, Birmania

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