Investire nell’ASEAN: la Malesia

Investire nell’ASEAN: la Malesia

Saya suka berada di sini – o ‘Mi piace qui’ – è una frase che gli investitori usano sempre più spesso riferendosi alla Malesia, dice Justin Kuepper, che scrive per diversi portali finanziari famosi. “La solida economia del Paese, un governo che dà sostegno, una forza lavoro istruita e le sue infrastrutture sviluppate hanno silenziosamente trasformato il Paese in un’invitante destinazione di investimento per gli investitori stranieri”.

 

Vantaggi e rischi

 

“La Malesia ha un’economia di mercato aperta, stato-centrica e da poco industrializzata. Tra il 1957 e il 2005, il Paese ha registrato una crescita media del Pil del 6,5%, il che l’ha reso uno dei Paesi con le migliori prestazioni economiche nella regione. E il governo ha ridotto il suo ruolo nell’economia, allo stesso tempo introducendo molte riforme favorevoli al business”, dice Kuepper.

 

“Ma come la maggior parte dei mercati emergenti o di frontiera, c’è un elemento di rischio geopolitico e di rischio di politica monetaria. Le tensioni politiche nel 2008 hanno pesato in modo negativo sul Paese, che in passato ha visto un’esplosione dei deficit che ha allarmato gli investitori. E infine, la corruzione è iniziata a diventare un problema dopo anni di affidabilità e stabilità”, conclude.

 

Background

Un’ex colonia britannica, la Malesia ha ottenuto l’indipendenza nel 1957. Il Paese è diviso in due dal Mar cinese meridionale, con la regione della Malesia peninsulare confinante con la Thailandia (Malesia occidentale) e la regione della Malesia-Borneo confinante con Indonesia e Brunei (Malesia orientale).

La Malesia è una monarchia costituzionale federale, composta da 13 stati e 3 territori federali. Il capo di stato è lo Yang di-Pertuan Agong, e il capo del governo è il primo ministro. La monarchia malese è unica, nel senso che si tratta di una monarchia elettiva dove lo Yang di-Pertuan Agong è eletto per un mandato di cinque anni dai nove regnanti degli Stati malesi, che formano la Conferenza dei regnanti.

 

Fare affari

Un rapporto di PwC Thailand intitolato “Sud-est asiatico – Opportunità di investimento, tasse e altri incentivi” dice che “la Malesia è un’economia di mercato aperta e industrializzata. Lo stato gioca un ruolo significativo ma declinante nella guida dell’attività economica attraverso piani macro-economici, e il governo ha introdotto numerose riforme allo scopo di proseguire con la liberalizzazione dell’economia, specialmente nel settore dei servizi. La Malesia è stata uno dei membri fondanti del WTO ed è attivamente coinvolta sia nella liberalizzazione multilaterale sia nella cooperazione regionale e bilaterale”.

“Il Paese dispone di infrastrutture tra le più sviluppate del Sud-est asiatico”, continua. “Nella regione, il sistema di telecomunicazioni della Malesia è secondo solo a Singapore, con 4,7 milioni di abbonati alla linea fissa e oltre 30 milioni di utenti di telefonia mobile. Il Paese dispone di sette porti internazionali e 200 parchi industriali, tra cui parchi specializzati come il Technology Park Malaysia (ne parliamo più avanti) e il Kulim Hi-Tech Park. Lo sviluppo si è tradizionalmente concentrato nelle città economicamente più  potenti. Di conseguenza, mentre le aree rurali sono state di recente al centro dello sviluppo, rimangono ancora indietro rispetto alle città più importanti”.

 

L’economia

Con le sue vaste risorse naturali, la Malesia è stata a lungo dipendente dall’agricoltura e dalle commodity primarie. Negli ultimi 20 anni, tuttavia, il Paese è progredito passando dall’essere un esportatore di commodity a un’economia multisettoriale, basata sul settore manifatturiero e orientata all’export, ancorata ai settori di alta tecnologia, know-how e con un uso intensivo del capitale. Da esportatore di petrolio e gas, la Malesia ha approfittato degli alti prezzi energetici mondiali, ma il governo riconosce il bisogno di ridurre la dipendenza del Paese dal petrolio come principale fonte di introiti.

“Nell’ultimo decennio, la Malaysia ha scalato la catena del valore industriale”, dice PwC”, attraendo investimenti nell’alta tecnologia, nella biotecnologica e nei servizi. Il Paese è emerso come un invitante centro regionale per i servizi, tra cui i settori dei servizi finanziari, della tecnologia delle informazioni e delle telecomunicazioni, e della logistica. Grazie alla sua forza lavoro altamente istruita e alla diffusa conoscenza dell’inglese, la Malesia è diventata un attore significativo nei settori dell’outsourcing e del ‘back-office’”.

Il Paese è inoltre sempre più riconosciuto come un innovativo centro finanziario islamico internazionale, e sta emergendo come trampolino per l’espansione regionale nel Sud-est asiatico, grazie alla sua posizione centrale strategica e al mix multi-linguistico ‘Truly Asia’ della sua popolazione malay, cinese e indiana.

La Malaysia è considerata un’economia di medio reddito, con una significativa classe media di consumatori. Come in altre economie della regione, questi consumatori spendono per prodotti e servizi di alta gamma, e i consumi interni stanno diventando un motore trainante dell’economia sempre in crescita.

 

Incentivi

“Le aziende nei settori manifatturiero, agricolo, alberghiero e turistico, o di qualsiasi altro settore industirale o commerciale che prendono parte in un’attività promossa o producono un prodotto promosso sono eligibili per il Pioneer Status (PS, ‘status di pioniere’) e la Investiment Tax Allowance (ITA, Agevolazione della tassa sugli investimenti”, spiega PwC.

“Il PS è concesso come esenzione dalle tasse sui redditi aziendali (CIT) sul 70% del reddito statutario per cinque anni, mentre il rimanente 30% è tassato al tasso CIT prevalente. L’ITA è concesso sul 60% delle spese di capitale qualificate incorse in un periodo di cinque anni, da utilizzare a fronte del 70% del reddito statutario, mentre il rimanente 30% è tassato al tasso CIT prevalente”.

 

Un’azienda presente in Malesia che opera da non meno di 36 mesi e deve fronteggiare spese di capitale per espandere, modernizzare, automatizzare o diversificare il suo business manifatturiero esistente o un progetto agricolo approvato, ha diritto a un’agevolazione sul reinvestimento pari al 60% delle spese di capitale qualificate incorse a fronte del 70% del reddito statutario; il rimanente 30% è tassato al tasso CIT prevalente.

Il limite del 70% non si applica a progetti situati negli stati del corridoio orientale della Malesia peninsulare, nel Sabah, nel Sarawak, nel Labuan, nel Perlis, nel distretto di Mersing a Johor o a progetti che hanno raggiunto il livello di produttività prescritto dal ministero delle Finanze. L’agevolazione è concessa per 15 anni dal primo anno della richiesta e verrà rimossa se l’asset per cui l’agevolazione è concessa è dato via nei primi cinque anni.

Un’azienda presente in loco che intraprende un progetto approvato dal ministero delle Finanze nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni, delle utilities e dei servizi può ricevere un’agevolazione sugli investimenti del 60% sulle spese di capitale qualificate incorse entro cinque anni a fronte del 70% del reddito statutario oppure un’esenzione dalle tasse sul reddito del 70% del reddito statutario per un periodo di cinque anni. Gli edifici utilizzati puramente allo scopo di tali progetti concedono il diritto a un’agevolazione per gli edifici industriali.

Un’azienda presente in loco impegnata nella produzione o nell’agricoltura e che esporta prodotti manufatti, prodotti agricoli o servizi ha diritto ad agevolazioni tra il 10% e il 100% dell’aumento delle esportazioni (se rientrano nelle condizioni prescritte), il che è deducibile fino al 70% del reddito statutario.

Un’azienda malese registrata che fornisce servizi idonei ai suoi uffici e ad aziende collegate, dentro o fuori dalla Malesia, può beneficiare di un’esenzione dalle tasse sul reddito aziendale per un periodo di 10 anni. I redditi esenti comprendono il reddito d’impresa, gli interessi, le royalty, e il reddito da servizi (purché non ecceda il 20% del reddito totale dei servizi ) fornito da aziende collegate in Malesia.

Gli expat che lavorano in un quartiere generale operativo (OHQ) sono tassati solo sulla porzione del reddito imponibile attribuibile alla quantità di giorni che trascorrono in Malesia. Un OHQ ha inoltre diritto a servizi speciali (soggetti a condizioni minime) che includono l’approvazione per impieghi per stranieri, il diritto a ottenere servizi di credito in valuta straniera da banche autorizzate in Malesia senza l’approvazione della Banca centrale, a investire liberamente in titoli stranieri, concedere credito ad aziende collegate al di fuori della Malesia, e aprire conti correnti in valuta straniera presso banche autorizzate in Malesia o Labuan.

 

MSC Malaysia

“MSC Malaysia è l’iniziativa della Malesia per il settore della tecnologia informatica (IT) globale ed è stato designato come centro di ricerca e sviluppo (R&D) per i settori basati sull’IT”, dice il rapporto PwC. “Si tratta di un centro per la tecnologia, le communicazioni e le informazioni attrezzato con network logistici e delle telecomunicazioni globali e ad alta capacità. MSC Malaysia è inoltre sostenuto da leggi informatiche sicure, politiche strategiche e una gamma di incentivi finanziari e non finanziari per gli investitori. E’ gestito dalla Multimedia Development Corporation (MdeC), uno “one-stop shop” che funge da autorità autorizzante per le aziende che fanno domanda per lo status MSC Malaysia”.

 

Lo status MSC Malaysia è assegnato ad aziende sia straniere sia nazionali che sviluppano o utilizzano tecnologie multimediali per produrre o migliorare i loro prodotti e servizi oltre che per lo sviluppo del processo, e offre incentivi come – tra gli altri – l’esenzione dalla tasse indirette sulle attrezzature multimediali, l’impiego senza restrizioni di lavoratori qualificati locali e stranieri, la libertà di procurarsi fondi per gli investimenti all’estero, la protezione della proprietà intellettuale e delle leggi informatiche, e nessuna censura dei contenuti online.

Ci sono anche incentivi ambientali. Un residente in Malesia a cui viene assegnato il certificato Green Building Index dal Consiglio degli architetti della Malesia dal 24 ottobre 2009 fino al 31 dicembre 2014 ha diritto a un’agevolazione del 100% sulle spese qualificate incorse allo scopo di ottenere il certificato, da essere utilizzata a fronte del 100% del reddito statutario.

Le aziende impegnate a generare energia da fonti rinnovabili (biomassa, idroelettrica, solare), possono ricevere una piena esenzione fiscale sul reddito statutario per 10 anni, o l’ITA del 100% sulle spese di capitale qualificate a fronte del 100% del reddito statutario per cinque anni, per le domande ricevute prima del 31 dicembre 2015.

Le aziende che intraprendono attività di servizi per il risparmio energetico che presentano domanda prima del 31 dicembre 2015 possono ricevere la piena esenzione fiscale sul reddito statutario per 10 anni, o l’ITA del 100% sulle spese di capitale qualificate a fronte del 100% del reddito statutario per cinque anni.

Le aziende che intraprendono iniziative nelle biotecnologie e a cui è stato assegnato uno status bionexus dalla Malaysian Biotechnology Corporation possono ricevere la piena esenzione fiscale per 10 anni dal primo anno in cui l’azienda registra un reddito statutario ITA del 100% sulle spese di capitale incorse in un periodo di cinque anni, un tasso di imposta di concessione del 20% sul reddito statutario da attività qualificate per 10 anni una volta terminato il periodo di esenzione fiscale, e un’agevolazione accelerata per gli edifici industriali (oltre 10 anni) per gli edifici utilizzati puramente allo scopo del suo nuovo business o progetto di espansione.

 

Proprietà immobiliari

“Dopo aver recalibrato il suo impegno molti anni fa, la Malesia ha fatto del turismo il suo terzo più grande contributore di reddito”, dice l’esperto di investimenti Justin Kuepper. “Ciò ha reso l’investimento immobiliare una forma alternativa di investimento molto popolare per molti investitori stranieri. Secondo la “Global Property Guide”, i prezzi medi immobiliari sono saliti di quasi il 50% tra il 2002 e il 2012, mentre i mercati sono rimasti altamente competitivi”.

 

“Nonostante questi risultati favorevoli”, aggiunge, “ci sono numerosi rischi che gli investitori dovrebbero considerare attentamente. I tentativi del governo di rendere gli immobili più alla portata della popolazione ha portato a volte a una sovrabbondanza dell’offerta, mentre allo stesso tempo sono state introdotte nuove restrizioni sugli acquisti di stranieri durante la crisi economica iniziata nel 2008. E infine, il mercato degli affitti rimane molto piccolo in relazione a quello statunitense. Il mercato immobiliare malese può anche essere un’opzione di investimento da considerare, ma siate coscienti degli svantaggi prima di impegnare dei capitali”.

 

“Molte piccole e medie imprese cinesi si sono lanciate nel mercato immobiliare malese quest’anno nonostante le preoccupazioni riguardanti la politica governativa e la mancanza di trasparenza nel Paese del Sud-est asiatico”, ha scritto un articolo del “21st Century Business” di Guangzhou. “Molti giganti cinesi dell’immobiliare con sede nel sud della Cina hanno investito cospicui fondi in Malesia negli ultimi due anni”.

 

In agosto, rappresentanti dei gruppi d’affari della Cina meridionale si sono riuniti in Malesia per la firma di un progetto di investimento collaborativo con un costruttore locale per costruire ville a Nilai, una città sede di numerose università famose, tra cui la Nilai University e la INTI International University – una joint venture valutata in circa 310 milioni di dollari.

 

Il giornale ha detto che “negli ultimi tre anni, i prezzi immobiliari in Malesia sono cresciuti dell’8-15% l’anno, ma il tasso di ritorno per gli immobili in affitto ha raggiunto il 5-8%, più alto che in Cina, a Hong Kong e Singapore. Per le imprese immobiliari cinesi, i rischi dell’investire in Malesia sono la politica governativa e la pianificazione economica per quanto riguarda le riforme del sistema del tasso di cambio valutario e la trasparenza dei dati”.

 

I dollari statunitensi non sono comunemente usati nella maggior parte dei Paesi del Sud-est asiatico, e gli investitori devono normalmente cambiarli in valute locali prima di effettuare investimenti in questi Paesi, di conseguenza con un rischio di perdite. Il vice ministro delle Finanze malese, Chua Tee Yong, ha detto che la questione del cambio di valuta ha avuto un impatto a lungo termine sugli scambi e sugli investimenti tra Cina e Malaysia, aggiungendo che “ci vorranno dai 10 ai 15 anni per risolvere il problema”.

 

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Categories: ASEAN, Malaysia

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