Investire nell’ASEAN: l’Indonesia

Investire nell’ASEAN: l’Indonesia

Investire nell’ASEAN: l’Indonesia

 

La repubblica di Indonesia è il quarto stato più popoloso al mondo dopo la Cina, l’India e gli Stati Uniti, con una popolazione di circa 235 milioni di abitanti, la metà dei quali con meno di 30 anni.

 

Distribuito su oltre 17.500 isole, il Paese presenta numerosi gruppi culturali e linguistici. Il Bahasa Indonesia è la lingua nazionale, ma lingue regionali e dialetti rimangono importanti, e l’inglese è la lingua straniera più diffusa.

 

Nel 2009, l’Indonesia è stata l’economia con la terza crescita più veloce nel G-20, con un Pil salito del 4,5%, ed è stata il solo membro del G-20 ad abbassare il suo rapporto debito/Pil. L’economia indonesiana ha continuato a crescere imperiosamente nel 2010, con una crescita nel quarto trimestre fino al 6,9% su base annua, e del 6,1% per l’intero anno. L’Economist Intelligence Unit ha previsto una crescita media del 6,3% tra il 2011 e il 2015.

 

 

AQUILE, ZIBETTI E MIRACOLI

 

Grazie a questa solida performance, l’Indonesia è sempre più riconosciuta come uno dei più importanti e dinamici mercati al mondo. La Goldman Sachs ha incluso il Paese nella sua lista dei “Prossimi undici”, e l’Indonesia è stata inclusa nelle “Economie emergenti e con una crescita top” (EAGLES, “aquile”), un termine coniato dal gruppo bancario spagnolo BBVA, oltre che nei ‘CIVETS’ (“zibetti”) – una lista delle più importanti economie emergenti compilata dall’Economist che include Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sudafrica, il cui Pil combinato – secondo le previsioni – rappresenterà metà dell’economia globale entro il 2020.

 

 

Attorno alla metà degli anni Sessanta, la situazione economica dell’Indonesia era a livelli allarmanti, in seguito al caos politico creato dal presidente Sukarno, il primo presidente dell’Indonesia. Le vicende economiche erano secondarie per Sukarno, che ha trascorso una vita a combattere nell’arena politica. Tra i suoi successi figurano il taglio dei legami con l’Occidente (così isolando l’Indonesia dall’economia mondiale e impedendole di ricevere aiuti stranieri davvero necessari) e il finanziamento del deficit mediante la stampa di denaro, col risultato di generare iper-inflazione. Ma dopo che Suharto rimpiazzò Sukarno alla metà degli anni Sessanta, le politiche economiche cambiarono radicalmente direzione per il meglio.

 

Il “Nuovo ordine” promosso dal governo del presidente Suharto tra il 1966 e il 1998 fu caratterizzato da una rapida crescita economica e da una notevole riduzione della povertà. Questi due risultati furono la ragione per cui l’Indonesia divenne nota in Occidente come il “Miracolo asiatico” negli anni Ottanta e Novanta.

 

 

 

Aspetti positivi e negativi

 

“Quali sono i punti di forza dell’Indonesia che possono spiegare i crescenti investimenti stranieri e la recente crescita macroeconomica?”, chiede Indonesia Investments.

 

 

  Risorse naturali varie e abbondanti

  Una popolazione giovane, ampia e in espansione

  Una relativa stabilità politica

  Gestione fiscale prudente dalla fine degli anni Novanta

  Posizione strategica in relazione ai giganti economici di Cina e India

  Bassi costi del lavoro

 

Il rapporto prosegue dicendo che “l’Indonesia, un’economia di mercato nella quale le aziende di proprietà statale e i grandi gruppi d’affari privati giocano un ruolo significativo, mostra numerose caratteristiche altamente positive all’inizio di – quello che può diventare – un periodo di considerevole sviluppo economico. Tuttavia, bisogna anche rilevare che l’Indonesia è un Paese complesso, che include alcuni rischi”. Tra questi figurano:

 

 

  Infrastrutture: la mancanza di una sufficiente quantità e qualità delle infrastrutture ha impedito allo sviluppo economico e sociale di raggiungere il suo pieno potenziale.

 

  Manifestazioni: una caratteristica di una società democratica aperta, avvengono quasi ogni giorno, anche se di solito su piccola scala.

 

  Corruzione: la corruzione qui non ha mai fatto una buona figura, come rilevato nell’ Indice “Percezioni annuali della corruzione” di Transparency International.

 

  Amministrazione: oltre alla questione della corruzione politica, ci sono altri fattori che influenzano negativamente l’efficacia e le prestazioni di una buona amministrazione.

 

 Disastri naturali: terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni sono tutti fenomeni ricorrenti in questa nazione di isole.

 

  Violenza religiosa ed etnica: l’Indonesia ha visto ricorrenti esplosioni di violenza nel corso della sua storia, ma si sono impennate dalla fine degli anni Novanta.

 

  Islam radicale: se la maggioranza della comunità musulmana del Paese è considerata moderata e tollerante, c’è sempre stata una radicalizzazione ai margini.

 

“L’Indonesia ha resistito alle turbolenze finanziarie globali in parte grazie alla sua esposizione ad alti prezzi delle commodity, ma anche per la sua demografia vantaggiosa (una popolazione ampia e giovane con una classe media in rapida crescita), per la stabilità macroeconomica, un ambiente per gli investimenti relativamente aperto e in generale strutture a basso costo”, dice PwC Thailand nel suo rapporto “Sud-est asiatico: opportunità di investimento, tasse e altri incentivi”, aggiungendo che “il governo ha promosso politiche fiscali conservatrici, producendo un rapporto debito/Pil e un deficit bassi, oltre a un tasso di inflazione gestibile. Come risultato, l’Indonesia ha riguadagnato il suo rating “Investire” nel 2011. Da membro fondatore dell’organizzazione, l’Indonesia ha preso un impegno per l’obiettivo dell’ASEAN di liberalizzare gli scambi e gli investimenti. Il governo ha lanciato un “Piano per l’accelerazione e l’espansione dello sviluppo economico indonesiano” fino al 2025, cercando di stimolare gli investimenti nei sei corridoi economici dell’Indonesia (Sumatra, Java, Kalimantan, Sulawesi, Bali-Nusa Tenggara e Papua-Maluku) e in otto settori in crescita (minerario, energetico, agricolo, industriale, marittimo, turistico, delle telecomunicazioni e altre “aree strategiche”).

 

PwC dice che il governo ha riconosciuto di aver speso poco in investimenti di capitale negli anni scorsi, e riconosce che sono ora necessari investimenti significativi nelle infrastrutture, come impianti energetici, porti di mare, ferrovie e strade. Ciò ha portato all’istituzione di un Centro di cooperazione del governo e del settore privato, per facilitare la collaborazione in progetti di infrastrutture tra il settore pubblico e quello privato.

 

Il rapporto fa notare inoltre che “le normative sugli investimenti in Indonesia continuano a essere complesse e burocratiche. Numerose norme recenti di una certa importanza sono state imposte con poco o senza preavviso (compreso il settore minerario), causando un certo disagio tra gli investitori”.

 

Ciononostante, il tasso di crescita del Paese, che è rimasto tra il 5% e il 7% per la maggioranza degli ultimi dieci anni, unito alle opportunità per gli investimenti – in particolare nel settore dei consumi, delle risorse e delle infrastrutture – ha fatto diventare l’Indonesia sempre più allettante per gli investimenti nazionali e stranieri.

 

Il Paese è ricco di risorse naturali tra cui petrolio, gas naturale, carbone, alluminio e rame, e i settori minerario e dello sviluppo energetico sono stati forze trainanti significative della crescita e dell’occupazione. Come la maggior parte degli altri membri ASEAN, l’Indonesia ha visto un passaggio dal tradizionale predominio del settore agricolo all’industria e al terziario.

 

Il rapporto PwC fa notare che “questa crescita non è stata necessariamente condivisa, dato che l’Indonesia presenta ancora un’alta incidenza di povertà, circa il 12% (anche se è in diminuzione). Ma come molti membri ASEAN, c’è una classe media in crescita e impaziente di spendere e godersi i frutti della prosperità economica”.

 

 

Fare affari in Indonesia

 

La maggior parte degli investimenti che generano reddito richiedono la registrazione di una società indonesiana a responsabilità limitata o Perseroan Terbatas (PT). L’investimento tramite una PT deve avvenire secondo le normative per gli investimenti amministrate dal governo centrale e dalla Commissione per il coordinamento degli investimenti (“BKPM”). Queste normative comprendono delle restrizioni agli investimenti con investitori stranieri, tra cui la percentuale delle quote in società PT che possono essere detenute da stranieri. Una “Lista di investimenti negativi”, che specifica le aree escluse o ristrette agli investimenti, è stata preparata dalla BKPM e viene aggiornata periodicamente.

 

Opportunità

 

“Nel complesso”, dice PwC, “il governo indonesiano, mediante la BKPM è molto bendisposto verso gli investimenti stranieri, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture, l’agricultura, il settore manifatturiero e l’energia”.

 

“Le spese per le infrastrutture in Indonesia (sia pubbliche sia private) sono rimaste basse dalla crisi economica asiatica del 1997”, scrive un rapporto del 2013 di KPMG, una delle più grandi società di servizi professionali al mondo e un revisore contabile tra i “Big Four”. “Di conseguenza, l’Indonesia continua ad avere un basso livello di infrastrutture fondamentali e rimane sotto la soglia di investimenti necessaria. Le pressioni demografiche e il forte interesse degli investitori internazionali nelle commodity indonesiane ha dato vita a un bisogno significativo di sviluppo delle infrastrutture nel Paese, che è caratterizzato da una rete stradale congestionata, aeroporti sovrautilizzati, una bassa connettività ferroviaria, un basso tasso di elettrificazione e un settore portuale sottosviluppato”.

 

Ora il Paese sta cercando di sviluppare 20.000 km di strade, 15.000 MW di centrali elettriche, oltre a un certo numero di porti e raffinerie petrolifere nei prossimi 5 anni, e circa due terzi degli attesi 160 miliardi di dollari di capitale richiesto per questi progetti dovrebbero venire da fonti private – in gran parte straniere.

 

Incentivi

 

“La Legge sugli investimenti No. 25/2007 è stata una normativa storica”, dice PwC, “creata per ri-settare i termini generali di investimento in Indonesia (la versione precedente era vecchia di 30 anni). La politica di investimento alla base è l’uguaglianza di trattamento di investitori stranieri e nazionali, e il fatto che sta al governo fornire certezza del diritto, certezza del business, e sicurezza del business a ogni investitore dalla procedura di licenza fino al termine dell’attività di investimento”.

 

Il governo fornisce inoltre protezione contro la nazionalizzazione (a meno che non sia richiesto dalla legge, in tal caso il governo centrale offrirà un risarcimento), e gli investitori beneficiano del diritto di trasferire e riportare in patria liberamente valuta straniera sotto forma di, tra gli altri, royalty, dividendi, restituzioni di prestiti, vendita degli investimenti, e spese per servizi gestionali e tecnici.

 

La Legge sugli investimenti ha inoltre introdotto un certo numero di “servizi” (o incentivi) di investimento per investori qualificati, tra cui esenzioni fiscali: il governo può concedere esenzioni fiscali o riduzioni sulle tasse sul reddito aziendale ad aziende che investono in “settori pionieristici”, definiti come “settori che hanno legami estesi, che forniscono valore aggiunto e un’elevata esternalità , che introducono nuove tecnologie, e che hanno valore strategico per l’economia del Paese”.

 

 

Il panorama di investimento

 

“L’Indonesia è stata tradizionamente afflitta da e nota per istituzioni deboli e una miriade di altri problemi, essendo uno dei Paesi più duramente colpiti dalla crisi economica asiatica del 1997, che causò una grande recessione, diffuso malcontento civile, violenza settaria e conseguenti ricadute socio-economiche”, dice KPMG. “Oggi, l’Indonesia è una democrazia politicamente stabile, ha visto estesi periodi di crescita economica e investimenti stranieri record, oltre a essere ora la più grande economia del Sud-est asiatico. Tuttavia, il Paese ha ancora bisogno di significative riforme politiche e permangono diverse sfide, mentre altre stanno emergendo”.

 

“L’Indonesia dà il benvenuto agli investimenti stranieri alle sue condizioni”, commenta KPMG. “Le politiche governative puntano ad assicurare che gli stranieri che lavorano con indonesiani siano assistiti nello sviluppo dell’economia e della base di competenze indonesiana. C’è una consapevolezza generale che l’Indonesia ha bisogno di capitale per lo sviluppo, nonché delle competenze tecniche e gestionali degli stranieri”.

 

 

Categories: ASEAN, Indonesia

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